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Perchè mi candido


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lunedì 04 maggio 2009

 

Latina, 25 aprile 2009

 

 

Care amiche ed amici,

ho deciso di concorrere alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Latina.

Non è stata per me una scelta facile, perché candidarsi vuol dire assumersi un impegno non solo al presente, ma anche per il futuro; vuol dire sottrarre attenzione alla famiglia, agli affetti, al lavoro e agli svaghi.

La decisione è stata ancora più difficile perché arriva in un momento che considero confuso, sia dal punto di vista politico che sociale. Forse è proprio questo che mi ha convinto, la necessità che, proprio  in un momento così particolare,  non ci si può tirare indietro

In verità, nella scelta ho avuto la sensazione di avere l’appoggio sincero di molti amici, e che nello stesso Partito Democratico, per il quale mi candido, sul mio nome ci sia stata un’immediata convergenza, per certi versi inaspettata, ma che ha  avuto per me il sapore di un riconoscimento per l’impegno che ho mantenuto nella vita politica e sociale della nostra città, anche se non rieletto.

Le motivazioni ad accettare la proposta, quindi, hanno prevalso sulla tentazione di tirarmi indietro, toccando anche quel pizzico di narcisismo che sempre accompagna chi si cimenta nell’agone politico e del quale, ovviamente, non sono immune!

E’ un momento particolare per la vita del nostro Paese, un momento difficile anche perché accompagnato da una vena di sfiducia strisciante. Bisogna passare dall’impegno individuale a quello di gruppo, rivalutare e, in un certo senso, rifondare il senso stesso della politica, del ruolo dei partiti e delle associazioni.

La nostra provincia ha bisogno di “liberarsi”, di trasformarsi da una enclave fondata sul clientelismo e l’individualismo chiusa in se stessa e senza prospettive, ad un territorio delle opportunità; deve liberarsi di presenze inquietanti e pericolose che la stanno trasformando da terra di “redenzione” a zona franca per ogni tipo di affare.

E’ per questo che ho bisogno dell’appoggio, dell’impegno e del consenso di ciascuno di voi.

Con affetto.

 

                                                                                  (Giuseppe Pannone)