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DENUCLEARIZZIAMOCI PDF Stampa E-mail
martedì 15 dicembre 2009

 

 

Lo scetticismo sulla costruzione nuove centrali nucleari non è superstizione, ma una convinzione fondata su semplici considerazioni sulle quali anche nella nostra provincia è necessaria una riflessione politica perché si adottino delle decisioni che attengono il futuro del territorio e le prospettive economiche e sociali.

Non si tratta di essere “antinuclearisti”, bisogna essere semplicemente persone accorte e di buon senso!

 

 

Credo nella “rivoluzione verde basata su energie pulite realizzabili in tempi brevi e con costi ridotti” sostenuta dal Presidente USA, mentre da noi si pensa ad un investimento di 4-5 miliardi di euro con tempi di realizzazione stimati in 8-10 anni per costruire 4 strutture che copriranno non più del 5% del fabbisogno energetico nazionale e che, se tutto va bene, potranno ripagare l’investimento dopo 50 anni.

Intanto, non sono stati ancora risolti tutti i problemi derivanti dalle centrali inattive, comprese le due di Sabotino (c'è anche il Cirene) e quella del Garigliano; scarti delle operazioni con uranio e plutonio, fanghi da smaltire, fusti di rifiuti da trattare, senza contare i rischi ancora incombenti per la salute dei cittadini e l’impatto sull’ambiente.

Per far fronte al fabbisogno energetico tra la situazione attuale e l'approdo nucleare, esistono moltissime possibilità, da una seria strategia di risparmio energetico, ai pannelli solari, al fotovoltaico, all'eolico, allo sfruttamento geotermico o allo sfruttamento dei movimenti del mare. Quello che non si comprende è perché tra tutte le possibili alternative si sceglie quella più costosa, impattante e insicura.

Ad esempio, con un uso razionale dell'energia oggi disponibile e senza sostanziali sacrifici, si risparmierebbe tanta energia da “compensare” quella prodotta da due centrali nucleari. Senza contare che tale opzione si realizza subito e senza costi. Insomma una scelta di buon senso, secondo il principio di economia domestica.

Sindaco e Presidente della Provincia mantengono un atteggiamento pavido e desistente, con sterili dichiarazioni di principio. Nulla di concreto rispetto alle intenzioni del Governo e alla certezza che le nuove strutture saranno collocate in territori già compromessi ed asserviti come quelli della nostra provincia.

I nostri governanti locali hanno adottato sino ad oggi la politica dello struzzo. Si è consentita la costruzione del SAPEI, nessuno ha controllato la presenza di sostanze nocive nei terreni asportati e scaricati nelle campagne dei borghi, sul decommissioning in corso nessuna verifica reale, mentre il materiale radioattivo è ancora lì, in attesa della costruzione in loco del deposito delle scorie. Non esiste nemmeno un piano di emergenza in caso di emissioni nocive ed uno studio approfondito e trasparente sui rischi per la salute.

Se malauguratamente il Governo opta per il nucleare, qualcuno mi deve spiegare perché non al Sabotino. Gli elementi ci sono tutti: - un'area non sismica e vicina ad una fonte idrica; - idonea destinazione urbanistica dell'area; - esistenza di infrastrutture (impianti per la distribuzione e la trasformazione dell'energia); - sito per lo stoccaggio dei rifiuti in fase di ultimazione; - un territorio già compromesso e soggetto a tante servitù; - popolazione desistente e quasi assuefatta; - amministrazioni locali “disponibili”. Cosa c'è di meglio?

In Spagna, su progetto del premio Nobel Rubbia, si stanno realizzando 20 nuove centrali per la produzione energetica solare ad impatto zero con costi e tempi ridotti (200 milioni di euro e 18 mesi). Penso che anche noi dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura ci mette a disposizione.

La nostra provincia deve investire sulle fonti energetiche pulite e sicure, dotarsi di strumenti urbanistici che impediscano che nel nostro territorio possano essere costruite nuove centrali o magazzini di stoccaggio, approvando con urgenza un piano territoriale che vieti nuove installazioni nucleari e che imponga ai comuni interessati l’approvazioni di apposite varianti per rendere il territorio incompatibile con nuove servitù. Ma anche approvare da subito un semplice piano di risparmio energetico per le amministrazioni.

La provincia di Latina ed i 33 comuni che la costituiscono, devono decidere con urgenza su questi temi, perché la questione riguarda il futuro dell’intero territorio, anche in riferimento ai progetti sino ad oggi solo annunciati come quello del porto, incompatibile con un nuovo sito nucleare.

Si tratta di dare una svolta economica perché “green economy” vuol dire nuove imprese, formazione professionale, occupazione stabile e indotto, che il ritorno al nucleare non garantisce.

Propongo, quindi, una conferenza intercomunale, che decida sulla strategia da adottare e, perché no, un referendum che coinvolga i cittadini. Insomma si apra un dibattito vero, perché, la scelta cui siamo chiamati non è tra salvare l’ambiente o l’economia, ma è tra prosperità e declino della provincia di Latina!

 
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